27 luglio 2026

Viaggiando tra passato e presente: l’evoluzione dell’editoria turistica

Quattro mesi in Florida, 1862

L’editoria turistica, nella sua doppia declinazione di guida di viaggio e letteratura geografica da salotto, costituisce una delle fonti migliori per noi osservatori moderni per comprendere l’evoluzione del modo di viaggiare e la percezione del territorio.

Sin dall’Ottocento, le guide in volume, come la celebre Baedeker, tascabile e indirizzata a viaggiatori dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, hanno avuto un ruolo fondamentale, non solo per l’orientamento dei turisti, ma anche per raccontare le diverse città, culture e tradizioni. Queste pubblicazioni erano inizialmente pensate per i viaggiatori del Grand Tour: giovani aristocratici che viaggiavano per motivi culturali e formativi senza limiti di tempo. Col passare degli anni, a questa tipologia di prodotto si sono affiancate pubblicazioni periodiche quali “Le Tour du Monde”: non più una semplice guida turistica in volume tascabile, bensì un periodico divulgativo di grande formato e riccamente illustrato, nato dall’offerta culturale dell’editore Hachette per educare la classe media e la nascente borghesia. Si tratta di una rivista di viaggio che veniva principalmente sfogliata prima della partenza, per avere una migliore conoscenza del luogo di arrivo, ma poteva costituire anche un semplice passatempo o evasione tra le mura domestiche.

Oggi, l’editoria turistica (cartacea e digitale) si rivolge a un pubblico ben più ampio, privilegiando una maggiore praticità e sintesi. Analizzare le principali differenze tra il panorama odierno e quello ottocentesco significa quindi osservare il cambiamento della società e del turismo stesso. L’analisi che presentiamo di seguito ha potuto beneficiare della consultazione diretta delle annate originali della rivista “Le Tour du Monde”, conservate presso il Fondo Marengo di APICE, offrendo un’opportunità unica per toccare con mano questa evoluzione.

 

Impaginazione e struttura

Una delle differenze più evidenti riguarda l’aspetto grafico. Le pubblicazioni di “Le Tour du Monde” erano fascicoli grandi e ricchi di testo. L’impaginazione si presentava ordinata ma caratterizzata da lunghi paragrafi e caratteri piccoli. Lo scopo era offrire contenuti dettagliati. L’editoria odierna si caratterizza invece per un’impostazione più scorrevole e focalizzata su immagini attuali. Prevalgono foto a colori e mappe intuitive, inoltre vi sono sia guide cartacee che digitali consultabili direttamente da smartphone. Questo cambiamento riflette le esigenze del turista moderno, che ricerca informazioni rapide e facilmente accessibili.

Un’altra tipicità del passato era la parziale continuità di struttura editoriale tra libri e periodici. I fascicoli di “Le Tour du Monde”, per esempio, contenevano delle prefazioni in cui il direttore presentava ai lettori le tappe dei vari paesi trattati. Altro aspetto in comune erano poi gli errata corrige, la correzione di eventuali refusi presenti negli articoli. Si tratta di un elemento che dimostra la grande attenzione dedicata alla precisione delle informazioni.

Errata corrige, 1861

Elementi culturali e artistici 

Il tono di voce dell’editoria turistica ottocentesca era formale, adatto a un pubblico colto e benestante. Soprattutto durante il periodo del Grand Tour, il viaggio rappresentava una forma di educazione personale: le guide suggerivano persino come comportarsi e gli ambienti da frequentare. Oggi invece il linguaggio è più diretto. Le guide moderne raccomandano consigli pratici e hanno dei testi semplici che si adattano a tutti. Questo cambiamento dimostra come i viaggi siano ormai accessibili non solo a determinati ceti sociali d’élite.

Tutti i numeri di “Le Tour du Monde” contenevano mappe disegnate con riferimenti culturali utili al viaggio stesso. La mappa del Sahara Occidentale pubblicata nel 1864, per esempio, segnalava varie tappe di arricchimento e acculturazione. Le guide contemporanee invece privilegiano fotografie e strumenti digitali. Vi è molta più attenzione al dettaglio pratico che all’aspetto artistico del testo e delle immagini.

Alla luce di tali differenze, possiamo affermare che le illustrazioni ottocentesche conservano un grande valore storico e culturale. Non si limitavano a descrivere città e monumenti, ma raccontavano anche usi, tradizioni e aspetti della vita quotidiana dei popoli visitati. In molte pubblicazioni erano presenti immagini di animali presenti nel territorio, oggetti usati dalle popolazioni locali e riferimenti alle tribù o alle comunità delle diverse aree geografiche. Questi elementi avevano lo scopo di far conoscere al viaggiatore culture considerate lontane, per un’esperienza più antropologica oltre che culturale.

Mappa del Sahara Occidentale, 1864

Cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perso?

In passato gli itinerari turistici seguivano dei percorsi ben definiti. I viaggi erano lunghi, potevano durare settimane o mesi, dando la possibilità di soffermarsi maggiormente nei luoghi visitati. Oggi il viaggio è personalizzabile: il turista sceglie e stabilisce il periodo più comodo e pratico per viaggiare e crea il proprio itinerario con l’aiuto delle guide o delle tecnologie moderne. Il tempo di permanenza solitamente è ridotto e spesso si preferiscono viaggi brevi ma intensi.

L’evoluzione del turismo e della sua editoria ha senz’altro portato diversi vantaggi. Viaggiare è più accessibile e pratico. Le guide turistiche digitali e cartacee permettono di organizzare facilmente spostamenti e visite, rendendo il turismo un’esperienza aperta a chiunque. Tuttavia, le guide e le riviste del passato trasmettevano un rapporto più profondo con la cultura e il territorio. Oggi i viaggiatori scelgono spesso le mete in base alla popolarità sui social network o alla possibilità di condividere contenuti su queste piattaforme. Il rischio è che l’esperienza risulti poco autentica e formativa.

Se nell’Ottocento il viaggiatore viveva un viaggio più lento ma esclusivo, al giorno d’oggi è molto più connesso alla tecnologia. Le guide e le riviste cartacee gradualmente stanno diventando digitali, ma continuano ad avere un ruolo centrale nella promozione del territorio, aiutando i turisti a conoscere luoghi, tradizioni e culture diverse. I numeri di “Le Tour du Monde” conservati nel Fondo Marengo aiutano a documentare forme di continuità e di rottura nell’editoria di viaggio, consentendo raffronti puntuali tra il nascente turismo di massa di fine Ottocento e le sfide del nuovo millennio.

 

Sofia Shady Habibi Pour Roudsari – studentessa, LIMEC SSML