La donazione Suvin tra fantascienza e teatro
Nato a Zagabria nel 1930, docente alla McGill University di Montreal e tra i fondatori nel 1973 della storica rivista Science-Fiction Studies, Darko Suvin è una figura chiave della critica letteraria e teatrale del Novecento, celebre in Italia soprattutto per il fondamentale saggio Le metamorfosi della fantascienza (il Mulino, 1985). Il suo impatto nella critica internazionale è sempre andato di pari passo con un’instancabile ricerca bibliografica e collezionistica.
Nel 2011, Suvin ha donato all’Università degli Studi di Milano un’imponente raccolta personale: circa 9.000 volumi pubblicati prevalentemente tra il 1950 e il 2008 in inglese, francese, tedesco e lingue slave. Un patrimonio di testi spesso introvabili o assenti dal circuito bibliotecario italiano, oggi ripartito in una rete accademica diffusa: se i saggi di critica letteraria sono conservati al Polo di Sesto San Giovanni e i testi sul teatro occidentale ed elisabettiano presso la Biblioteca di Storia dell’arte, della musica e dello spettacolo (via Noto), il cuore pulsante della fantascienza batte proprio ad APICE.
Qui sono custoditi oltre 4.200 volumi monografici e periodici di fantascienza e letteratura utopistica, a cui si affiancano circa 3.000 testi dedicati al teatro. Si tratta di una collezione caratterizzata da rarissime edizioni angloamericane, francesi, russe, slave ed estremo-orientali. Una presenza fisica e materiale fatta non soltanto di testi, ma anche di illustrazioni d’epoca, grafica editoriale e copertine d’autore che offrono uno spaccato visivo e tangibile sulla storia dell’immaginario del secondo Novecento.

Stanisław Lem, Bajki robotow. Krakow, Wydawnictwo literackie, 1964. Illustrazione di Szymon Kobyliński.
L’oggetto-libro e l’immaginario visivo: le edizioni del Fondo Suvin
Il Fondo permette di esplorare la storia dell’illustrazione speculativa lungo geografie e mondi editoriali differenti:
- I tascabili e la risposta europea negli anni ’50: Dalla grafica popolare francese di René Brantonne per la collana Anticipation di Fleuve Noir (fatta di razzi, raggi cosmici e città avveniristiche), fino al linguaggio astratto e suggestivo di Jean-Claude Forest per Le rayon fantastique di Hachette-Gallimard.
- La fantascienza d’oltrecortina e per la gioventù: Il nucleo eccezionale di edizioni pubblicate nell’ex Urss e nella ex Ddr. Dalle riviste divulgative come Tekhnika Molodezhi e la collana Biblioteka sovetskoj fantastiki (con i disegni iper-dettagliati di Robert Avotin o le visioni di Anatoly Brusilovsky e Gregory Perkel), fino alle avventure per ragazzi come la celebre saga di Alisa Selezneva firmata da Kir Bulychev e illustrata da Igor Galanin.
- Umorismo, parodia e sperimentazione grafica: Dalle soluzioni surreali di Hans Ticha e Johannes K.G. Niedlich nell’editoria tedesca orientale, fino ai capolavori di armonia tipografica esemplificata dalle Fiabe per robot (Bajki Robotów) di Stanisław Lem, dove le illustrazioni di Szymon Kobyliński trasformano graficamente il motivo della scheda perforata in paesaggio e decorazione.
Dalla scena alle stelle, con uno sguardo al presente
Nella comunità degli studiosi e degli appassionati, il nome di Darko Suvin è indissolubilmente legato alla teoria della fantascienza e al celebre concetto di novum. Non sempre, tuttavia, si ricorda come il suo itinerario intellettuale affondi le radici nello studio della drammaturgia, a partire dalle sue prime ricerche su Bertolt Brecht e sul teatro d’avanguardia. Tra le due dimensioni non vi è alcuna frattura: la consultazione dei faldoni del Fondo ad APICE – ricchi di fascicoli di lavoro, saggi postillati, fotocopie di studio con sottolineature autografe – offre la prova concreta di un’indagine teorica organica, che spazia dal teatro elisabettiano fino alle forme orientali, in particolare il Nō e il Kabuki giapponese.

Locandina promozionale dei grandi magazzini SEIBU per una mostra dedicata al celebre attore del teatro Kabuki Ichikawa Ennosuke III, Tokyo, dicembre 1990 – gennaio 1991.
È proprio nella matrice di pensiero marxista che si scopre il punto di convergenza più profondo tra la fantascienza e la scena teatrale. Sia la narrazione speculativa che la drammaturgia di matrice brechtiana e asiatica non sono intese da Suvin come mere forme di evasione o intrattenimento, bensì come precisi dispositivi di attivazione politica.
Al centro di questo meccanismo risiede il principio dello straniamento cognitivo. Così come il novum della fantascienza de-familiarizza la realtà per costringere il lettore a interrogarsi sulle strutture del proprio presente, allo stesso modo la tecnica teatrale brechtiana – mutuata e affinata anche attraverso la lezione del teatro giapponese – rompe l’illusione scenica e l’immedesimazione passiva. In entrambi i casi, lo straniamento agisce come una scintilla epistemologica: risveglia la coscienza critica del fruitore, trasformandolo da spettatore inerte ad agente politico capace di immaginare e costruire “mondi possibili”.
L’incontro Lo sguardo alieno al festival Sognielettrici rappresenta dunque un’occasione preziosa per scoprire come la memoria cartacea custodita in archivio sappia farsi materia viva e strumento di riflessione sul nostro presente.
Vincenzo Pernice
