27 luglio 2026

Il Fondo Marengo e “Le Tour du Monde”, un incubatore per il turismo moderno

Per comprendere il senso dell’esperienza didattica nata dalla collaborazione tra APICE e LIMEC SSML — che ha portato gli studenti e le studentesse a trasformarsi in autori di contenuti  — è necessario calarsi nel cuore del patrimonio che ci ha ospitati. Il Fondo Marengo, mirabile collezione acquisita dall’editore Pietro Marengo e custodita da APICE, rappresenta un unicum documentale: oltre 530 testate di periodici illustrati che tracciano la nascita, lo sviluppo e il trionfo della società dell’immagine. Attraverso una costellazione di riviste che spaziano dalla satira al costume, dal pubblico femminile all’infanzia, il filo conduttore del Fondo è rappresentato dalle “figure”. È in questo immenso repertorio visivo che abbiamo individuato il perfetto oggetto di studio per i nostri futuri mediatori e manager turistici: la storica rivista francese “Le Tour du Monde”.

Fondata nel 1860 da Édouard Charton sotto l’egida di Hachette, “Le Tour du Monde” nasce in un momento cruciale. È l’epoca delle grandi spedizioni geografiche, delle scoperte delle sorgenti del Nilo e delle prime avventure transoceaniche. Venduta originariamente in edicola e nelle stazioni ferroviarie in agili fascicoli settimanali, la rivista rispondeva alla fame di esotismo di un pubblico di massa, unendo il rigore dei diari di viaggio a un apparato iconografico straordinario, dominato inizialmente da raffinate xilografie e incisioni in bianco e nero (poi sostituite dalla fotografia fine-secolo).

Le annate esaminate dagli studenti e dalle studentesse rappresentano dunque la genesi stessa della moderna comunicazione turistica (1860-1879). In quelle pagine, il viaggio viene codificato per la prima volta come un prodotto culturale appetibile, un racconto serializzato capace di far sognare il lettore e di strutturare, attraverso lo sguardo dell’esploratore e l’abilità dell’illustratore, l’attrattività di una destinazione.

I contributi degli studenti e delle studentesse

I tre articoli che compongono questa speciale newsletter di APICE offrono spaccati analitici di grande maturità, capaci di rileggere i materiali del Fondo Marengo attraverso lenti interpretative moderne e originali.

Il contributo L’occhio del viaggiatore: Gustave Doré e la costruzione dell’immaginario spagnolo nel “Tour du Monde” di Roberto Casali esplora il monumentale reportage sulla penisola iberica firmato dal barone Davillier e illustrato da Gustave Doré tra il 1862 e il 1872 . Casali evidenzia come la serialità editoriale della rivista abbia permesso di codificare, pezzo dopo pezzo, l’immaginario romantico e quasi metafisico della Spagna – oscillante tra la vivacità sanguigna della tauromachia e il vuoto poetico della Mancha – in un vero e proprio diario visivo d’eccezione.

 

Nell’articolo Selvaggi di carta: la messa in scena del “primitivo” nelle Americhe di “Le Tour du Monde”, Sara Monticone analizza criticamente, secondo un’impostazione post-coloniale, le illustrazioni della rivista. Attraverso lo studio delle xilografie di artisti come Riou e de Neuville, l’autrice decostruisce il meccanismo editoriale ottocentesco che traduceva l’incontro con le popolazioni indigene (come gli Shipibo-Conibo o i Mandan) in una classificazione visiva ed evoluzionista, trasformando l’alterità in uno spettacolo esotico ad uso del pubblico borghese europeo.

Infine, Sofia Shady Habibi Pour Roudsari propone un confronto occasionato, oltreché dalla consultazione in archivio, da una lezione tematica sugli ultimi sviluppi delle guide turistiche. Partendo dalla fisicità dei fascicoli di “Le Tour du Monde” e dalle storiche Baedeker, la studentessa traccia la transizione verso il turismo digitale contemporaneo. L’analisi mette in luce ciò che abbiamo guadagnato in accessibilità e immediatezza, ma lancia anche un monito su ciò che rischiamo di perdere: la profondità antropologica del viaggio lento, spesso sacrificata sull’altare della popolarità istantanea da social network.

Una provocazione: l’archivio come futuro del destination marketing

Quale nesso, quindi, tra lo studio di una rivista dell’Ottocento e le competenze richieste oggi dal mercato turistico globale? Il marketing territoriale contemporaneo soffre spesso di un deficit di autenticità: appiattito su algoritmi social e cliché visuali standardizzati, rischia di rendere le destinazioni interscambiabili. Lavorare sul Fondo Marengo ha permesso invece agli studenti e alle studentesse di operare un’inversione di rotta fondamentale.

In primo luogo, hanno compreso il valore della mediazione culturale applicata al turismo. Sfidati da testi in lingua originale e da codici comunicativi distanti nel tempo, hanno dovuto analizzare come territori oggi considerati mete di massa (o, al contrario, aree marginalizzate) venissero percepiti e descritti oltre un secolo fa. Questa operazione richiede capacità critiche e interpretative: significa scomporre lo sguardo del viaggiatore ottocentesco per estrarne lo storytelling profondo.

In secondo luogo, l’archivio si è rivelato un inaspettato incubatore di content marketing. Gli studenti, trascinati dal fascino della storia, hanno usato il patrimonio del Fondo Marengo come materia prima strategica per la creazione di approfondimenti destinati alla fruizione sul web. Guardando le incisioni di “Le Tour du Monde”, analizzando le tappe dei primi esploratori, hanno imparato a fare archeologia del turismo per progettare contenuti moderni ispirati al passato. Unire la solidità della ricerca documentale alla freschezza della comunicazione contemporanea è l’unico modo per creare un marketing delle eccellenze che sia profondo, culturale e realmente differenziante. Uscire dall’aula e sporcarsi le mani con i documenti d’archivio significa, per i futuri professionisti dell’International Tourism & Hospitality Management, capire che per inventare il turismo di domani è indispensabile saper leggere le mappe di ieri.

 

Vincenzo Pernice – docente, LIMEC SSML