28 Ottobre 2026 14:30

Ancora tra le carte di Elio Vittorini: progetti e idee per il presente

Il 28 ottobre APICE dedica un seminario a Elio Vittorini, in occasione dei sessant’anni dalla sua morte. Le ricorrenze sono sempre una occasione importante per ricordare i meriti e le eredità di chi ha contribuito a definire la cultura del proprio tempo e nel caso specifico di questo seminario sono presentate nuove indagini tra le carte di Vittorini, condotte da nuove generazioni di studiosi che attestano, grazie al loro lavoro, quanto sia ancora vivo l’interesse per l’attività dello scrittore nato a Siracusa nel 1908 e milanese di adozione. Milano è infatti la città in cui la sua attività si è concentrata a partire dalla fine degli anni Trenta e dove è infine morto nel 1966 ed sicuramente stata un baricentro determinante per il suo operato editoriale e letterario. Gli interventi previsti però allargano di molto il perimetro geografico e contribuiscono a confermare quanto ampia sia stata la rete di contatti messa in atto fin dagli esordi da un intellettuale attento e vivace come appunto Elio Vittorini.

Dopo i saluti istituzionali della Presidente, Roberta Cesana, e dopo una breve introduzione alla giornata da parte di Virna Brigatti, coordinatrice dell’incontro, si parte con il contributo di Antonio D’Ambrosio, che verte sul dialogo epistolare tra Enrico Falqui ed Elio Vittorini e in particolare su quella parte della corrispondenza (per la quasi totalità inedita) datata tra il 1927 e il 1930 e conservata presso il Fondo Falqui dell’Archivio del Novecento della Sapienza Università di Roma: in questi anni si addensa infatti la maggiore quantità di documenti, particolarmente utili per evidenziare la nascita in Vittorini di un’autentica vocazione di scrittore e di redattore, soffermandosi sulla sua formazione da intellettuale modernista e sull’allestimento dell’antologia Scrittori nuovi uscita nel 1930.

Si prosegue con Nunzio Bellassai che ricostruisce la genesi di Domaine italien, un’antologia di letteratura italiana contemporanea progettata tra il 1947 e il 1948 dall’editore svizzero François Lachenal e affidata alla cura di Franco Fortini ed Elio Vittorini e infine mai pubblicata. Attraverso l’analisi di lettere inedite conservate principalmente presso gli archivi IMEC di Caen, l’obiettivo è quello di indagare i criteri di selezione degli autori e dei testi destinati a presentare al pubblico francofono la nuova letteratura italiana del dopoguerra. Oltre a interrogarsi sulla circolazione transnazionale della cultura italiana, la mancata realizzazione del volume consente di osservare il progressivo emergere delle divergenze critiche e ideologiche tra Fortini e Vittorini e diventa un osservatorio privilegiato delle tensioni tra eredità della tradizione, istanze neorealistiche e nuove forme di sperimentalismo.

Marco M. Fort ci porta invece tra le carte Fondo Elio Vittorini di APICE dove sono conservate le prove di scrittura di un dramma inedito sui fatti d’Ungheria del 1956. Composto da un’introduzione e da un primo atto incompiuto, il testo trasfigura la vicenda ungherese in uno spazio indeterminato, che allude alla Sicilia e al cantiere delle Città del mondo. Attraverso l’analisi del testo, degli appunti preparatori e delle cancellature è possibile ricostruire il progetto dell’opera e le sue strategie formali, illustrando così una scelta drammaturgica che testimonia la crisi creativa di Vittorini e insieme il tentativo di superarla attraverso un genere diverso dal romanzo.

L’intervento di Emma Garroni entra in dialogo con queste riflessioni poiché a sua volta ci mostra alcune carte conservate ad APICE e legate proprio al cantiere letterario delle Città del mondo, opera incompiuta e edita postuma nel 1969. Dal magma di materiali autoriali, in particolare da due dattiloscritti, emerge il legame con due prodotti editi mentre Vittorini era ancora in vita: si tratta di due edizioni, Les filles de joie (Paris, Gallimard, 1961) e di Women of the road (London, Cape, 1961) che consentono di aprire un ragionamento intorno alla volontà dell’autore di pubblicare solo all’estero una singola porzione della sua ultima, grande opera.

Silvia Cavalli spiega poi come sia stato rinvenuto presso l’archivio Storico Einaudi uno scambio epistolare svoltosi tra il 1959 e il 1961 tra Elio Vittorini e Luc Decaunes, poeta, critico letterario e uomo di teatro, intorno a un adattamento teatrale che Decaunes sta preparando ispirandosi a Conversazione in Sicilia. Gli archivi finora non hanno restituito il dattiloscritto della riduzione scenica, ma vi sono tracce che permettono di datare alcune repliche tra il 1960 e il 1961. Si conserva infatti, presso gli Archives Nationales de Frances, il copione allestito da Decaunes per l’adattamento radiofonico andato in onda su Radio France Culture sei anni dopo, nell’aprile del 1967, con il titolo Le voyage d’hiver. Un copione che in parte sembrerebbe coincidere proprio con la riduzione scenica letta da Vittorini.

Infine, chiude il pomeriggio la presentazione del volume a cura di Edoardo Esposito, L’azzardo del tradurre. Il carteggio Vittorini-Mondadori 1933-1940, appena edito dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori: con il curatore dialoga Carlo Minoia.