Addio a Ulrico Carlo Hoepli, “artigiano del libro”

Una foto del 26 febbraio 1981 che ritrae Ulrico Hoepli, Gianni Hoepli e Ulrico Carlo Hoepli. Lo scatto è conservato nell’Archivio del quotidiano La Notte ad APICE
È scomparso Ulrico Carlo Hoepli, quarta generazione di editori discendenti dal fondatore dell’omonima casa editrice, che aprì i battenti a Milano il 7 dicembre del 1870. Oltre a esserne stato a lungo presidente, Ulrico Carlo Hoepli è stato anche consigliere di amministrazione della S.I.A.E. – Società Italiana Autori Editori (Roma) –, consigliere, tesoriere e proboviro dell’A.I.E. – Associazione Italiana Editori (Milano) –, presidente e vice presidente della FEE-FEP – Federazione Europea Editori (Bruxelles) – e membro del consiglio esecutivo dell’UIE-IPA Unione Internazionale Editori (Ginevra).
Una vita intera dedicata ai libri la sua, condotta nel solco della tradizione di famiglia iniziata dal capostipite Ulrico Hoepli, a cui seguirono nella guida della casa editrice il nipote Carlo (1879-1972), figlio del fratello Jean Henri, affiancato dai figli Ulrico (1906-2003) e Gianni (1913-2006). A partire dagli anni ’60 a Ulrico si affiancò nella direzione il figlio Ulrico Carlo Hoepli, nato nel 1935 e deceduto pochi giorni fa, all’età di 91 anni.
Chi scrive lo incontrò all’inizio della primavera del 2010: sedevamo attorno a un tavolo, in una saletta colma di volumi – manuali tecnico-scientifici soprattutto – nella storica sede della casa editrice, in via Hoepli 5 a Milano. L’occasione fu un’intervista rilasciata per la rivista “La Fabbrica del Libro. Bollettino di Storia dell’editoria in Italia” durante la quale Ulrico Carlo Hoepli delineò un profilo preciso del suo modo di essere editore.
«In questa stanza – disse –, dove ho lavorato spesso con mio padre e con mio zio, mio padre mi diceva sempre che il nostro è un lavoro artigianale, perché c’è dietro un grande studio. Poi siamo in Italia, non abbiamo quindi, come capita alle enormi case editrici anglosassoni, una lingua come l’inglese, per cui lei fa un bel libro e lo vende in tutto il mondo. Quindi bisogna avere presente anche queste dimensioni, di cui noi abbiamo tenuto conto in modo quasi istintivo. Sono dimensioni artigianali, che ci permettono una qualità e un controllo che spesso in aziende più grandi non sono possibili. Poi chissà, bisogna vedere, il mondo cambia… Pensi, sono andato a vedere Avatar in 3d…».
Con una grande consapevolezza del passato che incarnava, Ulrico Carlo Hoepli, già anziano nel 2010, non cessava di guardare al futuro. «Noi esseri umani siamo tra gli esseri viventi più adattabili, e proprio questo è quello che dobbiamo fare: essere pronti ad adattarci a quello che è nuovo – spiegò nell’intervista -. In questo siamo anche molto aiutati dai libri, dalla carta stampata, dalla televisione e da tutti i media che portano le novità, le notizie. Ma sta a noi filtrarle e capirle. Chi come noi lavora nei libri, deve tenere presente la loro grande e bella tradizione. E al contempo è importante abbracciare la novità, altrimenti saremmo degli oggetti da museo. Il punto quindi è tutto qui: rivolgersi alle novità, ma guardando a come è andata prima. Non si può ignorare il passato.»
Valentina d’Angella
APICE conserva l’archivio storico della casa editrice Ulrico Hoepli: maggiori informazioni sul fondo si possono leggere qui: https://www.apice.unimi.it/collezioni/archivio-ulrico-hoepli/
L’intervista completa si può leggere qui: http://www.ilscmilano.it/wp-content/uploads/2017/01/05_d_angella24-29.pdf